Dottoressa Eliana Violetti

 

  • Psicologa
  • Psicoterapeuta
  • Psicoterapia cognitiva comportamentale
  • Functional Coach

Ricerche scientifiche hanno constatato che, nel periodo di lockdown,  circa il 20% della popolazione adulta ha sviluppato  problematiche psicologiche e prevalentemente

depressione, ansia, disturbi del sonno e sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

Siamo stati chiusi in casa da un giorno all’altro, tra smartworking, figli piccoli  da accudire, preoccupazione per i genitori e familiari spesso lontani, incertezze lavorative, la pausa dalle attività sportive, ricreative, dalle proprie relazioni affettive, privazioni sociali, uscite con amici e informazioni non sempre lineari.

Tutto ciò ha generato, soprattutto nei soggetti più fragili, uno stato di iperallerta con conseguente perdita delle proprie capacità di gestire eventi stressanti.

Il provvedimento di lockdown che sia parziale come quello che stiamo vivendo oggi giorno, o totale come quello vissuto a marzo,  ha evocato sentimenti di allarme, tristezza, preoccupazioni, solitudine, che rappresentano specifiche reazioni fisiologiche e che tuttavia possano tramutarsi in veri e propri DISTURBI PSICHICI.

Pertanto il Lockdown ha significato per tutti perdere le certezze dei propri ritmi quotidiani (da quelli familiari a quelli professionali, da quelli sportivi a quelli spirituali), la paura dell’altro, del contagio, della morte, cambiando notevolmente le nostre abitudini perché  costretti a stare in casa.

Abbiamo perso la nostra organizzazione quotidiana, ovvero quelle abitudini che  ci impegnano tutto l’arco della giornata, che sia recarsi a lavoro, fare la spesa, accompagnare i bimbi a scuola, andare in palestra, svolgere le proprie passioni…  Si sfocia nella noia , nel non sapere più cosa fare durante l’arco della giornata, ed ecco che per occupare il tempo lo si impegna per cucinare, sperimentare e mangiare

Perché mangiare?

“Mangiare” può rilassare, calmare, dare una sensazione di benessere istantaneo, ci aiuta ad alleviare emozioni negative, ma anche a prolungare quelle positive, perché mangiare ci fa stare bene e non vogliamo che quella sensazione svanisca

Pertanto il cibo diventa una fonte di piacere immediato una fuga momentanea dalla realtà angosciante e quando parliamo di cibo in questi casi parliamo dei “comfort food”, ovvero cibi che ci aiutano ad affrontare e gestire le situazioni difficili.

Capita, così, di mangiare senza essere realmente affamati.

Immaginiamo questo comportamento ripetuto nel tempo e più volte al giorno.
Che cosa accade se mangiamo senza fame? Ingrassiamo!

La maggior parte delle persone che ha problemi di eccesso di peso corporeo mangia senza avere fame

Il cibo è sempre al centro delle nostre attenzioni, mangiamo per fame, mangiamo alle feste, festeggiamo con il cibo i nostri compleanni, offriamo del cibo ai nostri ospiti, mangiamo quando siamo felici, tristi, nervosi stressati…

E’ chiaro che noi associamo al cibo eventi sociali ed emotivi che nulla hanno a che fare con la fame.

NON C’È MIGLIORE SOLUZIONE DEL CIBO QUANDO VOGLIAMO COMPENSARE” DELLE EMOZIONI NEGATIVE.

Questo comportamento viene definito “emotional eating” (mangiare emotivo) ed è un comportamento alimentare nel quale il cibo è utilizzato allo scopo di farci sentire meglio; mangiare per riempire dei “vuoti” emotivi, piuttosto che per riempire lo stomaco.

Spesso avviene senza la nostra consapevolezza e in modo automatico.

SFORTUNATAMENTE “L’EMOTIONAL EATING” NON RISOLVE I NOSTRI PROBLEMI EMOTIVI, ANZI, SOLITAMENTE LI PEGGIORA.

Non solo l’emozione negativa rimane ma, a questa, si somma il senso di colpa per aver mangiato “troppo” o per aver mangiato cose non necessarie o addirittura dannose.

Imparare a riconoscere l’emozione che scatena il comportamento di emotional eating è il primo passo per gestire questa dipendenza dal cibo e cambiare le abitudini che hanno sabotato le nostre diete nel passato.

Sia chiaro: utilizzare il cibo, saltuariamente, per sentirci meglio, non è di per sè una cosa sbagliata. Quando, però, avviene spesso e ogni volta che si è arrabbiati, stanchi, delusi il primo impulso è aprire il frigorifero, allora e’ necessario comprendere le ragioni di questo comportamento e porvi rimedio.

In altre parole, si mangia quando l’emozione negativa non è “etichettata”.

A fronte di questo secondo lockdown come possiamo non ri-cadere nel vortice del mangiare emotivo?

La sola dieta non basta perché se non riusciamo a comprendere ciò che scatena la fame emotiva ricadiamo negli stessi errori, che sia un lockdown così come una situazione stressante.

I professionisti della dieta raramente spiegano come sostituire il cibo con altre attività gradevoli in grado di confortarci, né tantomeno come affrontare la fame emotiva; senza questi elementi perdere peso e mantenerlo nel tempo diventa alquanto difficile.

Il mio ruolo come psicologo all’interno del Percorso Easynature è quello di offrire un aiuto e supporto alla dieta; si serve di strumenti che aiutano a gestire comportamenti alimentari problematici.

Pertanto per affrontare questo secondo lockdown, anche se parziale, occorrerà utilizzare le tecniche delle “strategie per affrontare la fame emotiva”

  • Distinguere la fame fisica da quella emotiva prestando attenzione ai segnali della fame provenienti dal nostro stomaco; MANGIA SOLO SE E QUANDO HAI FAME
  • PREDISPORRE LA CASA E L’AMBIENTE DI LAVORO ALLA DIETA eliminando i “comfort food”, che fanno perdere il controllo, e rimpiazzarli con alternative più salutari
  • Mangiare stando seduti, lentamente, in una situazione di tranquillità e con consapevolezza di ogni singolo boccone, evitando distrazioni;
  • Riconoscere le proprie emozioni negative, da chi o cosa sono scaturite perché sono quelle che ci portano a mangiare di più;
  • Imparare a gestire quindi l’alimentazione emotiva trovando delle strategie alternative al cibo ovvero con altri modi per soddisfare emozioni

“Non si può imparare a nuotare mentre state annegando, dovete essere già bravi nuotatori per affrontare le altissime onde delle  emozioni”

Non copiare. Sii Originale